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La storia della canapa

INQUADRAMENTO STORICO

La pianta di cannabis è forse una delle più antiche coltivate dall’uomo. Il Neolitico, età dell’avvento dell’agricoltura, è l’epoca individuata dagli storici per segnare l’inizio della sua coltivazione. Si parla quindi dell’8.000 a.C. L’area di origine viene fatta ricadere in Asia Centrale, tra la regione dello Xinjiang, nella Cina occidentale, e l’India settentrionale.Nell’antica tradizione cinese era fonte alimentare, medicinale e di fibra. Per le popolazione hindu, invece, è da sempre considerata una pianta sacra.Dall’Asia centrale, grazie al nomadismo di alcune popolazioni, la cannabis si è diffusa dapprima in Medio Oriente, poi nel bacino del Mediterraneo e nell’Europa occidentale. Stiamo parlando ancora di epoche antiche, in un periodo che va dal 2.000 a.C. all’anno 0.La diffusione nel Maghreb e in Africa sembrerebbe essere più recente. Avvenuta ad opera degli arabi, sembrerebbe risalire al periodo delle grandi conquiste dell’impero Ottomano, a partire dal VIII secolo. Mentre nel continente americano la diffusione della cannabis sarebbe da far risalire al periodo successivo alle spedizioni di Colombo.

INQUDRAMENTO BOTANICO

Quando parliamo di cannabis, parliamo di una pianta erbacea della famiglia delle Cannabaceae. Già secoli fa, in ambito accademico, si è presentato il problema della sua esatta speciazione. In particolare, circa la sua origine poli-tipica o mono-tipica. Al riguardo esistono diverse scuole di pensiero.Nel 1753, il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, il botanico svedese Carl Nilsson Linnaeus la classificò sotto un’unica specie, Cannabis sativa.Nel 1785 fu il botanico Jean Baptiste de Lamarck a distinguere la canapa in due specie differenti, Cannabis Sativa e Cannabis Indica.

INQUADRAMENTO LEGISLATIVO

Quando parliamo di cannabis light stiamo parlando delle infiorescenze della cannabis con un basso contenuto di THC. Queste sono derivanti dalla coltivazione delle varietà Sativa, ossia la canapa industriale.Con tutti i limiti di una legge dedicata principalmente all’uso industriale, e quindi non alla completa legalizzazione, questo provvedimento ha dato vita a un nuovo stile di produzione e consumo della cannabis nel nostro Paese.Da qualche tempo si cerca di rivalorizzare questa straordinaria pianta, quantomeno per gli usi tecnici e, soprattutto, per quelli terapeutici.Negli ultimi anni, anche in Italia, vi è stata una profonda revisione della legislazione. Questa poneva in passato grossi limiti finanche nella coltivazione della canapa industriale, macro-categoria dove rientra anche la cannabis light.La coltivazione della canapa sta tornando a imporsi con forza nel panorama agricolo nazionale. Ricordiamo che l’Italia, fino al proibizionismo iniziato negli anni trenta, ne era il secondo produttore mondiale dopo la Russia.L’attuale normativa consente la coltivazione della cannabis, purché il contenuto di thc sia inferiore allo 0,5%.Alla fine del 2016 è stato approvato il decreto di legge numero 242. Questa legge, recante “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa” è entrata in vigore il 14 gennaio 2017.Il decreto introduce importanti novità sulla coltivazione della varietà di Cannabis sativa per uso industriale, vediamo quali sono le principali, studiando gli articoli principali della legge.

Articolo 1, varietà certificateInnanzitutto la legge si applica

“…alle coltivazioni di canapa delle varietà ammesse iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’articolo 17 della direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, le quali non rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope…”

Questo vuol dire che è possibile coltivare per legge solo le varietà certificate, inserite di anno in anno nel catalogo europeo.Di questo elenco fanno parte, oggi, sia varietà di Cannabis sativa monoica, per lo più francesi, che molte varietà di Cannabis sativa dioiche, italiane e ungheresi. 

Articolo 2, liceità della coltivazione

“La coltivazione delle varietà di canapa certificate è consentita senza necessità di autorizzazione”.

Così recita il testo della legge. Questo consente agli agricoltori di avviare la coltivazione delle varietà di cannabis certificate, senza preventiva autorizzazione alle forze dell’ordine. Tuttavia nella prassi si consiglia sempre di effettuare l’autodenuncia. Tale prassi è consigliata soprattutto se si decide di produrre infiorescenze, quindi cannabis light. I metodi di coltivazione e la natura della pianta stessa possono indurre il controllore a sospettare che si tratta di coltivazioni illegali. Quindi meglio essere trasparenti il più possibile. La denuncia di avvio della coltivazione va effettuata presso il Corpo Forestale dello Stato e la Guardia di Finanza, allegando copia della fattura d’acquisto dei semi e relativo cartellino.Nell’articolo 2, inoltre, si parla dei prodotti che si possono ottenere dalla coltivazione della canapa, ossia:

  • a) alimenti e cosmetici prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori;
  • b) semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico;
  • c) materiale destinato alla pratica del sovescio;
  • d) materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia;
  • e) materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati;
  • f) coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati;
  • g) coltivazioni destinate al florovivaismo. 

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